Mana

Curandera #1

Hawk's leather blinder, copper rod, feathers, air freshener, coal, cable ties, bells, human hair, tar, ground, electric cables, branch, cigarette butts, silicone tits, Ipod nano, video 7 hours 56 minutes

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#1

Mana è il secondo capitolo della trilogia Fuck'dUp (Habitat), incentrato sul carbone quale cardine semantico delle serie di opere.

Introoiettata e digerita la necessità -e potenzialità- dell'autosufficienza energetica, è ancora più pressante l'urgenza del disaffrancamento dal carbone.

 

Simbolizzare contemporaneamente il potere vitale archetipico -il fuoco-, il concetto di trasformazione, l’incarnazione di una virtualità non-finita e la tossicità profonda, il buio, la malattia respiratoria, è un onere che pochi materiali reggono. 

Oltre ad essere di colore nero.

Un total black dell’immaginario.

Il carbone è simbolo dicotomico ed antitetico per antonomasia, in cui lo jato fra i poli sembra incolmabile.

Mana vuole smascherare e dileggiare l’approccio vittoriano e preindustriale legato al carbone, legato alla pateticità dell’utilizzo del carbone per produrre vapore, da cui elettricità.

Lo Sviluppo a diverse velocità e contrazioni, in cui ci dividiamo fra la caldaia dickensiana e la tecnocrazia futuribile di Musk, ha il sapore goliardico dello sfottò bilaterale.   Bisogna darci un taglio.

La serie Mana propugna la necessità del disaffrancamento dogmatico dal carbone in ogni ciclo di opere.

Il termine Mana in antropologia definisce un potere spirituale, un’efficacia simbolica veicolata da alcuni oggetti o alcune persone, la qualità di “forma di pensiero universale e permanente”.

Curanderas

Due volte son tornato nelle foreste tropicali fra Palenque e San Jeronimo Tulijà a trovare la signora, e sempre per lo stesso antico e personale motivo. La signora è una curandera, un coagulo di magnetismo, misticismo, animismo, medicina tradizionale e fenomeno narrativo, a cui la comunità limitrofa si rivolge con reverenza e devozione. 

Tutto il suo bagaglio culturale ed esperienziale è racchiuso nella propria  tradizione orale e nella collezione ed ostensione di simboli, amuleti e decotti casalinghi.

Dalle zampe di animali alle ali di uccelli, dai residui plastici trovati nella foresta ai denti, dalle bottigliette di intrugli ai capelli, tutti assurgono a feticci votivi, attraverso i quali indurre alla catarsi, se non alla guarigione.

Lei ed i suoi predecessori salivano in cima alla collina per piantare, a terra o in vasi, dei bastoni di preghiera: simboli legati ai rituali di ascensione celeste e, quindi, di chiaroveggenza e divinazione, per proteggere e guidare la comunità dal punto più vicino al cielo. 

Le Curanderas  sono bastoni sciamanici che offrono tanto un atto redentivo, quanto una via di fuga. Se i dati ed i rapporti scientifici non sono più, o mai abbastanza, sufficienti ad una presa di posizione netta, il processo catartico e trascendentale diventa l’unica ed ultima via d’uscita. 

Come in una nuova forma di totemismo, veicolato nella propria accezione antropologica di “connaturalità dinamica fra uomo ed ambiente”, le Curanderas sono sculture crude e primitiviste che stratificano coaguli di simboli, significati e media, abbandonando il puro fenomeno concettuale/estetico per tentare di entrare nel reame della forza spirituale.

Il paraocchi da rapace è il cardine semantico principale della serie, simbolo della cecità umana che cela a sè stessa la pericolosità dell'utilizzo del carbone.

Il carbone, le ossa, il rame, piume, fascette da elettricista, anelli placcati oro, deodoranti d'ambiente, minerali, capelli umani, strumenti musicali, gusci di lumaca, mammelle in silicone, asfalto, incensiere, mattoni e culi di sigaretta ne sono corollario complementare.

Ogni scultura accoglie un video diverso e unico che investiga gli effetti del carbone nei 4 elementi, realizzato impossessandosi di footages amatoriali dal web. Omeotecnologie che portano in grembo

l’arduo compito di ricongiunzione olistica fra uomo ed ecosistema.

L’appropriazione indebita di video reali esclude ogni ipotesi di fiction. 

All'interno della narrazione di ogni singolo video è accolto, sincopato, un testo autoriale che racconta il dramma contingente, basato sul cortocircuito e sull’ambiguità del riconoscimento del soggetto narrante e dell’interlocutore.

Una quinta presenza, orizzontale e circolare, a parete, addensa gli effetti del medium nero sul Tempo, dalla Prima rivoluzione industriale a domani.

ENG

 

Mana is the second chapter of Fuck'dUp (Habitat), trilogy, focusing on coal as subject of the works.

To simultaneously symbolize the archetypical vital power – fire –, the idea of transformation, the embodiment of an unfinished virtuality, as well as deep toxicity, darkness, and respiratory disease, is a burden that few materials are able to bear.

Besides, it is of a deep black colour.

An absolute black for the imagination.

Coal is a dichotomous symbol, quintessentially antithetic, in which the gap between the poles seems unsurmountable.

Mana aims at unmasking and deriding the Victorian, pre-industrial approach to coal, bound to the pitifulness of using coal to produce vapour, hence electricity.

The development at different speeds and contractions, with which we are dividing ourselves between the Dickensian boiler room and Musk’s futuristic technocracy, has the light-hearted flavour of a bilateral teasing.

We need to give it a rest.

In each artwork cycle, the series Mana supports the need for a dogmatic affranchising from coal.

In anthropology, the term Mana defines a spiritual power, a symbolic efficacy conveyed by certain objects or people – the quality of “a universal and permanent form of thought”.

Curanderas

Two times I came back to the tropical forests between Palenque and San Jeronimo Tulijà to visit the lady, and always because of the same ancient, personal reason. The lady is a curandera, a coagulum of magnetism, mysticism, animism, traditional medicine and narrative phenomenon, whom the nearby community addresses with reverence and devotion.

All of her cultural and experiential baggage is encompassed in her own oral tradition and in the collection and ostention of symbols, amulets and home-made decoctions.

From animal paws to bird wings, from plastic residues found in the forest to teeth, from bottles of concoctions to hair – all rise to become votive fetishes, through which to induce catharsis, and even healing.

She and her predecessors would rise to the top of the hill to plant prayer sticks in the ground or in vases. These symbols are used in rituals for celestial ascension and, therefore, clairvoyance and divination, meant to protect and guide the community from the point closest to the sky.

 

Curanderas are shamanic sticks which enable a redemptive act, as well as an escape route. If scientific data and reports aren’t enough anymore – or never sufficient – to take a clear standpoint, the cathartic and transcendental process becomes the only and last way out.

As in a new form of totemism – conveyed in its proper anthropological sense of “dynamic connaturality between man and environment” – Curanderas are raw, primitivist sculptures, stratifications of coagula of symbols, meanings and media, which abandon the pure aesthetic/conceptual phenomenon and attempt to enter the realm of spiritual force.

The raptor blinders are the main semantic cornerstone of this series: they’re a symbol for human negligence, hiding the dangers of using coal even to themselves.

Coal, bones, copper, feathers, electrical cable ties, gilded rings, air fresheners, minerals, human hair, musical instruments, snail shells, silicon breasts, asphalt, censers, bricks and cigarette butts are complementary additions to it.

Every sculpture accommodates a different, unique video investigating the effects of coal on the four elements, all realized by appropriating amateur footage from the web. These omeotechnologies carry inside the difficult task of holistically re-joining man and ecosystem.

The illicit appropriation of real videos rules out any supposition of fiction.

Each video’s narrative accommodates a syncopated original text narrating the contingent drama, relying on a short-circuit and on the ambiguity of identifying a narrator and an interlocutor.

A fifth presence, horizontal and circular, hung on the wall, represents the black medium's effects on Time, from the 1st Industrial revolution to tomorrow

2019 - ongoing
Curandera #2

Hawk's leather blinder, copper rod, feathers, air freshenesr, coal, cable ties, bells, bricks, moss, human hair, fishing baits, carbon rods, Ipod nano, slug shell, video 7 hours 56 minutes

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#2

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Curandera #3

Hawk's leather blinder, copper rod, feathers, air freshener, coal, cable ties, brass timpano, embroidery, gold plated rings, lithurgic incense spreader, Ipod nano, video 7 hours 38 minutes

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#3

Curandera #4

Hawk's leather blinder, copper rod, flamingo feathers, air freshener, coal, necklaces, mexican flute, cable ties, fire starters, bones, heat shrink, Ipod nano, embroidery, video 7 hours 38 minutes

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#4

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Curandera #5  Reloj Panbiologico 

Hawk's leather blinder, feathers, coal, wax, plastic, copper rod, human hair, hog teeth, quartz, hi-hat, plastic net, wood, fish hook, pointers, tuning fork, neodymium magnets carbon rod, gold plated ringsiPod, video 7 hours 38 minutes

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#5

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C l a n 

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O r d i n a r y   D a y

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ORDINARY DAY

 

La simbologia del paraocchi è anche il cardine centrale dell’installazione immersiva Ordinary Day. 

La scala aumenta fino ad arrivare alla dimensione umana, diventando paraocchi da cavallo.

Ordinary Day è un dittico di sculture indossabili e attivabili dal fruitore, che lo trasportano nell’esperienza del dramma quotidiano del medium carbone.  L’esperienza viene fatta percepire sia dall’interno (Within), attivamente, che dall’esterno (Without), passivamente.

Una volta indossate, le sculture agiscono a livello sinestetico sulla percezione sensoriale, attivando la dimensione visiva, uditiva ed olfattiva.

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ENG

 

The blinders symbol is also the main hinge around which the immersive installation Ordinary Day revolves.

Here, their scale increases to reach human size as horse’s blinders.

Ordinary Day is a diptych of wearable sculptures the viewer can activate to experience the everyday drama of coal as a medium. The experience is perceived both on the inside (Within), actively, and on the outside (Without), passively.

Once the viewer has put it on, the sculpture acts synesthetically on sensorial perception, by activating the dimensions of sight, hearing, and smell.

WITHIN

 

Within sovrasta e ingloba lo spettatore. In Within gli effetti antropici dell’utilizzo del carbone vengono amplificati e sintetizzati. Un senso di oppressione e leggero disgusto viene indotto attraverso due media: un file audio che ricuce i rumori prodotti dall’industria carbonifera, stabilizzati su una frequenza Hertz dissonante, e un profumo che sintetizza le contingenti esalazioni. Questo medium, introdotto dall’autore per la prima volta in una serie di opere, è stato realizzato in sinergia con un naso professionista: il profumo (un fetore in realtà), Le Puanteur du Monde, esprime tutta la propria carica esperienziale e immaginifica tanto attraverso note sgradevoli, quali la combustione, olii esausti e agenti sintetici, quanto attraverso toni familiari che si palesano in seconda battuta, quali pane e zucchero, trasmettendo al contempo una sensazione di repulsione e abitudine.

Una denuncia polisensoriale della mitridatizzazione agli effetti onnipresenti del carbone cui siamo sottoposti da oltre un secolo e mezzo.

ENG

 

Within dominates and encompasses the viewer. In this artwork, the anthropic effects of coal use are amplified and synthetized. A sense of oppression and slight disgust is induced by two media: an audio file that weaves together the noises produced by the coal industry, while stabilizing them on a dissonant Hertz frequency; and a perfume, which is a synthesis of the consequent exhalations. This medium – here used by the author for the first time in a series of artworks – was realized in synergy with a professional nose: the perfume (actually, a stench), Le Puanteur du Monde, expresses all of its experiential and imaginative charge as much in its unpleasant notes (such as combustion, exhaust oils, synthetic agents) as in its familiar tones (such as bread and sugar) which show themselves subsequently – thus conveying a feeling of repulsion and habit at the same time.

A multisensory condemnation of mithridatism to the omnipresent effects of coal, to which we have been exposed for over a century and a half.

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WITHOUT

 

Without si proietta verso il fruitore frontalmente, offrendogli una versione edulcorata e rosea della realtà: il lato opposto della medaglia, la mitizzazione ed economia del medium nero. 

Un sistema olfattivo e uno video creano le condizioni sinaptiche per vivere l’opera. Due deodoranti per l’ambiente accolgono il fruitore che si confronta con i paraocchi: come toppe olfattive, i deodoranti rappresentano i tentativi di elusione delle esalazioni, predisponendo lo spettatore ai video. 

Due piccoli schermi, incastonati nei paraocchi, riproducono un video muto che scimmiotta i video propagandistici di inizio secolo scorso, promuovendo estaticamente le doti del materiale nero. La propaganda, però, perde tutta la propria esaltazione nel momento in cui si affacciano, disgustati e inferociti, grandi autori che si sono interessati letterariamente al carbone, da Nietzsche a Montale, da Dickens a Brontë, da Whitman a Engels. 

Un bluff polisensoriale, una presa per il culo ordinaria.

ENG

 

Without projects itself frontally towards the spectator, offering a sugar-coated, rosy version of reality which is the other side of the coin: the mythologising and economy of the black medium.

Together, an olfactory system and a video system create the synaptic conditions to live the artwork. Two air fresheners welcome the user who faces the blinders: like olfactory patches, the air fresheners represent an attempt to elude these exhalations, therefore they prepare the spectator to the videos.

Two small screens, nestled within the blinders, play a silent video – a mockery of propaganda videos from the beginning of the twentieth century – which ecstatically promotes the qualities of the black material. However, the propaganda loses all of its glorification once a series of great authors who took a literary interest in coal – from Nietzsche to Montale, from Dickens to Brontë, from Whitman to Engels – show up, disgusted and infuriated.

A multisensory bluff, an ordinary mockery.

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Horse's leather blinders, feather, copper, painted iron, cable ties, air-fresheners, 2 smartphones, "Hard Times" video, min. 5, sec. 24

Horse's leather blinders, feathers, copper, painted iron, carbon rod, cable ties, used mask "Le Puanteur du Monde" stink, hunting horns, earphones, Ipod, audio file, min. 36, sec. 21

Coal Paintings

Il cardine semantico del dramma dell’utilizzo del carbone viene rarefatto e trasposto alla bidimensionalità nei Coal Paintings, su supporto cartaceo.

Forme astratte realizzate con campiture nere di finissima polvere di carbone vengono contrapposte a toppe da bicicletta, simbolo della impossibilità -o mancanza di volontà- di risolvere il problema da parte dell’umanità.

Compaiono, a tratti, altri simboli: dei diapason (simbolo di armonizzazione di un sistema), piume (simbolo di giustizia divina), solenoidi e foglia di rame (simbolo dell’elettricità prodotta tramite la combustione del carbone e quindi della quotidianità del medium nero).

In Coal Paintings, realised on paper, the semantic cornerstone of the drama of coal use gets rarefied and transposed into two-dimensionality.

Abstract shapes, composed by black coatings of extra fine coal dust, are presented in contraposition to bicycle patches, a symbol for humanity’s impossibility – or lack of will – to solve the problem.

Occasionally, more symbols appear: diapasons (symbols for systemic harmonisation), feathers (symbols for divine justice), solenoids and copper foil (symbols for the electricity generated by the combustion of coal, hence, for the everyday routine of the black medium).

 

Coal nano powder, bicycle patches, feathers, copper foil, tuning forks,

air-fresheners on Hanhemule paper

D r a w i n g s

Digestion

Pencil, inkjet print on recycled paper

Just gimme a coal-powered plant

and I know what to do with it

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